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Scuola di Psicoterapia Gestaltica Integrata
Specializzazione in Psicoterapia Gestaltica Integrata Ricon. MIUR
Il Counseling
Caratteristiche della Formazione
Struttura della Formazione
Programma Didattico
Monte ore
Staff Didattico
Formazione Avanzata
Psicologia Giuridica
Psicologia Clinica
La Conduzione di Gruppo
Mediazione Corporea
Rimedi naturali nella relazione d'aiuto
Articoli
Il Modello della Psicoterapia Gestaltica Integrata
La Psicoterapia della Gestalt
Gli ingredienti di una psicoterapia efficace
Il Sentiero dei Sogni
L'uso dei materiali espressivi nel counseling
Raccontarsi con le Fiabe
Counseling e cibo
Il Counseling
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Raccontarsi con le Fiabe
di
Giuseppina Daniele
Scrissero
una volta i fratelli Grimm: "Le fiabe sono capaci di cogliere i puri
pensieri di un'osservazione infantile del mondo, in parte per il modo in
cui sono divulgate, in parte per loro intrinseca natura; nutrono in
modo immediato come il latte, leggere e gradevoli, o come il miele,
dolci e nutrienti, senza pesantezza terrestre."
M. ha sei
anni, ed è la prima cosa che mi dice appena entra nella stanza di
terapia. M. ha sei anni quindi è grande, puntualizza, i suoi genitori
sono separati da quando lui aveva due mesi ed ha sempre vissuto con la
mamma, attraversa la stanza in diagonale molte volte saltando, rotolando
sul fianco, scartando di lato, gettandosi per terra come se stesse
schivando un tiro incrociato, ed è quello che fa da sempre in mezzo alla
lotta senza esclusione di colpi che esiste tra i genitori, su di lui e
attraverso di lui. La comunicazione carica di astio tra i genitori non è
diretta ma ha come alibi le sue esigenze, i suoi bisogni, le sue
monellerie imputate ora ad una ora all’altra eredità genetica e
caratteriale che lui incarna. In un campo di battaglia chi sta fermo è
un facile bersaglio e M. quindi non sta fermo mai. Se si rilassa, se
fa finta di dormire, emergono vissuti paurosi, di ferimento, di morte,
di frammentazione del corpo.
“Il
gigante e il giovane re”
Qui l’eroe
ha già un regno pur essendo così giovane, manca la
trasmissione del potere dal padre, non c’è stato bisogno di partire e
viaggiare, come spesso accade nelle fiabe all’eroe bambino, anzi qui
tutto è da sempre proprietà del re bambino, che bada a se
stesso, come Pippi Calzelunghe, gli adulti del regno lo servono e lo
amano, ma non sono in grado di difenderlo dal gigante, si aspettano anzi
che lui sia in grado di far fronte all’aggressione e di proteggerli. Nella crisi
descritta attraverso questo linguaggio difficilmente la soluzione appare
spontaneamente, quando la fiaba rispecchia il vissuto profondo della
persona rispecchia nello stesso modo la difficoltà a pensare ad una via
di uscita, non ci sono facili soluzioni e in un primo tempo non c’è
magia che sciolga il nodo in cui chi racconta e gioca si sente
imprigionato. Molte volte deve arrivare il gigante e molte volte deve
essere rappresentato il conflitto, molte sconfitte devono essere subite
prima che emerga una possibilità di soluzione, nel gioco del bambino la
scena iniziale, il punto di partenza e la crisi dell’eroe deve essere
concretizzata in molti modi prima che si costruisca l’alleanza in seduta
e che questa alleanza diventi una risorsa per affrontare il problema e
superarlo. Questo ci permette di riflettere su due aspetti: il primo
è che alcune immagini ritornano al di là del momento contingente e
rappresentano la nostra posizione rispetto alla comprensione del mondo,
delle relazioni, di noi stessi e ci aiutano a comprendere il nostro modo
speciale di stare nel mondo; il secondo è che le immagini sono molto
più ricche e hanno ricadute molto più significative quando vengono
calate in un oggetto concreto, quando divengono rappresentazione, o
attraverso il gioco o attraverso la rappresentazione con i materiali
espressivi, in questo modo possono risvegliare risorse, inventiva,
emozioni. P. ha 11 anni, quando si avvicina il momento di andare a dormire, emergono immagini inquietanti, paure incontenibili, con gli occhi sbarrati implora i genitori di stare vicini, stare svegli, proteggerla in questo passaggio così difficile tra il mondo della coscienza e il buio del sonno. Talvolta si sveglia nel cuore della notte con gli occhi sbarrati e il papà dice “sembra che guardi l’inferno”, dopo i primi incontri emerge la difficoltà di trovare le parole per descrivere quello che la spaventa, decidiamo allora di scendere da svegli nel sottosuolo oscuro della paura, e guardare attentamente, cercare in questo modo in ogni piega oscura coloro che vivono come esseri maligni e nascosti, mostri e animali, ladri e malvagi, abitatori di paesaggi deserti e inospitali, inadatti alla gioia, visto che parole non ci sono cerchiamo immagini e nasce così un grande manifesto dei terrori, e ancora per contrapposizione e alleanza cominciano ad essere trovate figure amate, fate, animali amici e paesaggi colorati e rassicuranti, la storia comincia a definirsi, esiste un mondo superiore e un mondo inferiore, è necessario trovare una protezione un filtro possibile perché la loro esistenza contemporanea non costituisca un elemento perturbante, dopo vari tentativi e diverse ipotesi il velo tra i due mondi acquista una forma, e questa specie di talismano può essere portato a casa, attaccato accanto al letto esorcizza le paure e il ritmo naturale veglia sonno può essere recuperato. Possiamo qui fermarci a riflettere sui modi possibili per affrontare le immagini paurose che spesso emergono nelle invenzioni delle fiabe, le figure minacciose che rompono l’equilibrio iniziale hanno molte forme non tutte umane, è dalle fiabe della tradizione che ci vengono i suggerimenti per affrontarle e uscire vincitori.
RICONOSCERE
CIO’ CHE CI SPAVENTA
GUARDARE
ATTENTAMENTE
RIVOLGERSI
ALL’ASPETTO RASSICURANTE, FAR LEVA SUL POSSIBILE LATO BUONO.
COMBATTERE
DOPO ESSERSI A LUNGO PREPARATI
USARE
L’ASTUZIA
DISPORRE
DELLA FANTASIA CREATIVA
FUGGIRE
STACCARSI
DALL’IMMAGINE PAUROSA
USARE
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