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Scuola di Psicoterapia Gestaltica Integrata
Specializzazione in Psicoterapia Gestaltica Integrata Ricon. MIUR
Il Counseling
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Staff Didattico
Formazione Avanzata
Psicologia Giuridica
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La Conduzione di Gruppo
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Rimedi naturali nella relazione d'aiuto
Articoli
Il Modello della Psicoterapia Gestaltica Integrata
La Psicoterapia della Gestalt
Gli ingredienti di una psicoterapia efficace
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L'uso dei materiali espressivi nel counseling
Raccontarsi con le Fiabe
Counseling e cibo
Il Counseling
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La Psicoterapia della Gestalt
di Patrizia BONVISSUTO
Psicologa e Psicoterapeuta La Psicoterapia della Gestalt nasce agli inizi degli anni '50 dal lavoro di Fritz Perls (1893-1970), un medico ebreo di origine tedesca. Nel 1934, per sfuggire alle persecuzioni naziste, emigra dalla Germania in Sud Africa dove fonda, insieme a sua moglie Laura, l'Istituto Sudafricano di Psicoanalisi. Lì si trattiene fino al 1946, quando decide di stabilirsi a New York dando vita poi nel 1952 al Gestalt Institute of New York. Nel 1951 esce il primo testo nel quale vengono sistematizzate le teorie e le prime tecniche che si amplieranno e raffineranno nel tempo attraverso i suoi scritti e quelli dei suoi collaboratori ed allievi. L'assunto fondamentale che la Psicoterapia della Gestalt (PdG) condivide con la Psicologia della Gestalt e che "il tutto è più della somma delle parti". Ciò vale anche e soprattutto per quello che la PdG racchiude in sè. Scrive Serge Ginger: " ... La genialità di Perls e dei suoi collaboratori - soprattutto Laura Perls e Paul Goodman - è consistita nell'elaborare una sintesi coerente fra più correnti filosofiche, metodologiche e terapeutiche sia europee che americane ed orientali, costruendo così una nuova Gestalt il cui tutto è diverso dalla somma delle parti. La Gestalt si colloca all'incrocio fra la psicoanalisi, le terapie psicocorporee di ispirazione reichiana, lo psicodramma, il sogno da svegli guidato, i gruppi di incontro, l'approccio fenomenologico e quello esistenziale ed, infine, le filosofie orientali." Nella PdG l'Uomo è visto nella sua dimensione olistica dove mente e corpo sono le facce di una stessa entità e non possono essere considerate l'una senza l'esistenza dell'altra. In questa prospettiva la possibilità che dà la PdG è quella di poter integrare la dimensione sensoriale, affettiva, sociale e spirituale, in modo da permettere " un'esperienza globale in cui il corpo possa parlare e la parola incarnarsi" (Anna Rosièr). Assoluta importanza è data alla responsabilità che ognuno ha della propria vita. Per questo motivo in PdG la persona è messa al centro del processo terapeutico ed aiutata a riprendere ed integrare parti proprie, non riconosciute come tali e quindi proiettate all'esterno, o restituire all' "altro da Sè" ciò che si è introiettato senza essere stato debitamente masticato e digerito. Ciò è reso possibile sia dalle tecniche usate in PdG, sia dalla posizione del Terapeuta il cui ruolo non è meramente quello di "interpretare" il materiale fornitogli, ma quello di accompa- gnare la persona nel cercare il "come" agisce piuttosto che il "perchè". Infine, ancora S. Ginger "Non si tratta certo di voler ingenuamente negare il peso della ereditarietà o delle esperienze della prima infanzia, nè tanto meno di minimizzare la pressione culturale esercitata dall'ambiente sociale, quanto piuttosto di ricercare una coerenza interna del proprio essere-al-mondo, così da scoprire e sviluppare il proprio margine di libertà, il proprio personale stile di vita nella sua specificità e originalità. La Gestalt spinge l'uomo, in un primo momento, soprattutto a meglio conoscere e accettare se stesso così com'è, senza più sentire il bisogno di cambiare per conformarsi ad un modello di riferimento esplicativo o idealizzato che esso sia, individuale o sociale, interiore od esterno, filosofico, morale, politico o religioso. Essere ciò che sono prima di essere in qualsiasi altro modo, è questa la teoria paradossale del cambiamento. La Gestalt incoraggia in qualche modo a navigare secondo la propria corrente personale piuttosto che sfinirsi a contrastarla; individuare le correnti interne e profonde della propria personalità, sfruttare i variabili venti del proprio ambiente, conservando sempre la vigile responsabilità del governo delle vele e del timone, per realizzare ciò che siamo e tracciare il nostro effimero solco sulla superficie dell'oceano, secondo la rotta che noi stessi abbiamo scelto." |
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